Voterei Monti premier ma è triste vedere gli spagnoli alle urne e non gli italiani

Da cittadino voterei Monti candidato premier alle elezioni. Fossi parlamentare voterei la fiducia al governo Monti: principio di realtà e urgenza della crisi lo impongono. Ma la sospensione delle normali regole e prassi di un’evoluta democrazia dell’alternanza c’è eccome. Ammetterlo non significa disconoscere la gravità della situazione, anzi. di Daniele Bellasio testo raccolto dalla redazione Leggi tutti gli altri interventi
21 AGO 20
Immagine di Voterei Monti premier ma è triste vedere gli spagnoli alle urne e non gli italiani
Da cittadino voterei Monti candidato premier alle elezioni. Fossi parlamentare voterei la fiducia al governo Monti: principio di realtà e urgenza della crisi lo impongono. Ma la sospensione delle normali regole e prassi di un’evoluta democrazia dell’alternanza c’è eccome. Ammetterlo non significa disconoscere la gravità della situazione, anzi. Ed è curioso notare come sia più facile far accettare la sospensione di prassi democratiche per lo spread piuttosto che per una guerra. Vedere gli spagnoli votare e gli italiani no mi rattrista.
E mi rattrista il “tafazzismo” dell’occidente e dell’Europa: curiamo il debito con più debito, gli eccessi della finanza con più finanza, le debolezze delle tecnocrazie con più tecnici. In pratica curiamo i lividi con più botte, come Tafazzi. Perché gli Usa non sono a rischio implosione? Hanno un presidente eletto che decide, il numero di telefono della loro economia, e semmai in vivavoce c’è Bernanke, prestatore di ultima istanza. L’Europa ha due presidenti, Commissione e Consiglio, quattro o cinque Mr Euro, un governo privo di legittimazione democratica diretta, composto da delegati di esecutivi di differenti estrazioni politiche.
I governi europei in realtà sono due, Commissione e Consiglio, zeppi di ottimi tecnici, con un Parlamento europeo “consultivo”, un po’ come sarà il nostro da domani. L’Italia ha tecnici di prima grandezza, alcuni, come Romano Prodi, hanno vinto le elezioni. Però il fatto che l’Italia per fare le cose che vanno fatte (Amato, Dini, Ciampi e, speriamo, Monti) debba sospendere il bello della democrazia è brutto. Invece, come dice Gaber, “chissà perché non piove mai quando ci sono le elezioni”.
di Daniele Bellasio
testo raccolto dalla redazione